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La Gatta e il Lupo - Capitolo 3

Written by La Gatta on . Posted in Storie.

Durante tutta la cena continuo a sentire su di me lo sguardo del lupo. È seduto distante, con il suo gruppo come da tradizione per la prima sera dell’Evento, non si gira mai verso di me, eppure sono sicura che mi stia osservando. Sento i suoi occhi come se fossero mani che mi accarezzano. Mi fa sentire bene. Che strano!

Io sono al tavolo centrale: tutti gli ospitanti siedono al centro per essere disponibili e facilmente individuabili per eventuali domande o richieste da parte degli ospiti. Non aiuto né in cucina né a servire ai tavoli perché le mie capacità culinarie sono decisamente sottovalutate e a volte addirittura denigrate tra i miei simili e ho la fama immeritata di essere spesso distratta per cui temono che possa far cadere un piatto dritto sulla testa, che so, di uno sciacallo, per cui devo starmene tranquilla qui!

Il mio compito è stato invece di pianificare l’allestimento della sala e gli intrattenimenti: a quanto pare secondo chi mi conosce non sono in grado di preparare più di un triste piatto di pasta ma ho un certo spirito creativo che amano sfruttare all’occorrenza.

Alla fine comunque il risultato dei nostri sforzi mi piace molto: ci troviamo in un ambiente elegante ma confortevole che spero possa risultare piacevole per tutti.

Mi guardo intorno mentre mangio e partecipo distrattamente alla conversazione al mio tavolo. Di solito mi piace osservare gli altri mutaforma, trovare affinità con la loro forma animale, notare il modo di comportarsi e poi magari cogliere le occasioni che si presentano per fare amicizia. Questa volta no, non ci riesco, la mia attenzione è catturata dal gruppo dei lupi. Da quel lupo in particolare. Anche se guardo altrove percepisco i suoi movimenti. Mi sento come se fossi legata a lui con una corda che non mi permette di allontanarmi ma solo di andare più vicino. È una sensazione davvero strana, insolita, anche un po’ inquietante. Dovrei preoccuparmene, forse spaventarmi, ma riesco solo a sentirmi bene. Meglio di come mi sento normalmente.

Cerco di concentrarmi su quello che stanno dicendo intorno a me: parlano del programma di domani e dovrebbe interessarmi. L’Evento è un luogo di socializzazione, quindi abbiamo organizzato varie attività: piccoli tornei sportivi, laboratori creativi, momenti di svago musicale e persino un talent show!

Improvvisamente provo una sensazione di leggero disagio, non riesco a capirne la causa finché con la coda dell’occhio non vedo il viso del mio lupo… mio? Vabbè, ci penserò dopo.

Il disagio proviene da lui. Senza riflettere mi alzo e mi avvicino al suo gruppo chiedendo se va tutto bene e se hanno bisogno di qualcosa.
Chiedo a tutti, ma guardo lui.
È tutto a posto, dicono. Sono gentili e sorridenti, mi piacciono, ma come tutti qui dentro io mi fido del mio istinto e non credo alla loro risposta. Fingo di sì ma non ci credo.

Stanno bevendo una nostra bevanda tradizionale, l’amargo: è una bibita fermentata leggermente acida ma decisamente amara! Davvero terribile! Non piace neanche a noi, l’apprezziamo solo quando siamo in forma felina e il nostro gusto è alterato, ma la prassi richiede che durante l’Evento si condividano anche questi prodotti tipici e sarebbe offensivo non farlo.

Se dipendesse da me abolirei questo orrore per sempre, ma evidentemente non ho voce in capitolo.

Non so perché ma sono certa che il disagio che sento dipenda proprio dall’amargo, d’altra parte mangiare di gusto e poi non poter dissetarsi non è certo piacevole.

Vediamo se con uno dei miei trucchetti segreti posso migliorare la situazione.

Chiedo al Lupo se posso prendere il suo bicchiere. Gli altri mi guardano con aria stupita, non è certo una richiesta da fare a qualcuno che non si conosce, ma guardano ancora più sconvolti lui che mi risponde di sì.

Bevo un sorso e glielo restituisco dicendogli di provare ora. Assaggia senza esitare, lo apprezzo molto, e subito dopo aver assaporato il nuovo gusto mi guarda con gli occhi spalancati e mi sorride. Lo trova ottimo!

Bene, missione compiuta, il disagio non c’è più: è stato sostituito da una sensazione di calore nel petto.
Dovrei ammonirlo a non cambiare bicchiere, ma toccandolo l’ho impregnato del mio odore e per qualche ragione so che non lo cambierà.

Dico loro che manderò qualcuno a portare del vino degli umani e mi allontano soddisfatta.

Mi sono appena resa conto che in qualche modo percepisco le sensazioni del Lupo, forse anche i suoi pensieri e questo significa una sola cosa: la leggenda è realtà, e lui è già mio.

Devo solo fare in modo che lo capisca anche lui.

***

Al termine della cena noi felini attendiamo fuori dalla sala i nostri ospiti che intanto hanno ricevuto indicazioni su dove alloggeranno: li accompagneremo nelle nostre case, forniremo loro tutti i comfort di cui disponiamo, mostreremo le stanze a loro assegnate e poi andremo tutti a dormire preparandoci per domani.

Il Lupo non conosce il mio nome, così quando esce e si guarda intorno non sa che dovrà venire con me… o forse lo immagina?

Mi faccio avanti e mi presento a tutti, anche a lui. Lo vedo ridacchiare mentre io non riesco a trattenere un sorriso soddisfatto quando li informo che staranno da me. Penso proprio che abbia capito -e apprezzato- quello che ho fatto!

Faccio strada verso casa mia senza voltarmi, so che mi seguono da vicino, tanto vicino che il mio Lupo mi mette un braccio sulle spalle e mi stringe a sé facendomi sentire la sua forza.

Forse pensa di essere l’unico predatore tra di noi, ma mi sta bene così: io lavoro per obiettivi, e il mio obiettivo al momento è lui.

E poi, diciamoci la verità: non mi sono mai sentita protetta e a casa come ora, appoggiata a lui.

 

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